Economia ed inclusione femminile sul lavoro: il libro inchiesta di Tiziana Ferrario

Dove c’è molestia non c’è espressione del proprio potenziale umano, al lavoro prima ed in famiglia poi: una donna ricattata o anche semplicemente sottopagata rispetto ad analoghi colleghi del sesso opposto, è una donna, suo malgrado, disincentivata, delusa, in una parola “sopraffatta”.

Una donna sopraffatta non può esprimere al meglio il proprio talento. Non le verrà consentito di fare carriera se non fino ad un certo livello. Non sarà il cavallo vincente su cui il capo intende puntare.

Accanto ai concetti che già in molti conosciamo (se pure anche solo per esperienza diretta), c’è dell’altro. Scopriamo che il meccanismo della sottostima del valore economico del talento femminile, nei fatti, fa male alle economie delle aziende e determinano un danno economico quantificabile.

È così che arriva dritto al punto il libro della giornalista Tiziana Ferrario “Orgoglio e pregiudizi, il risveglio delle donne ai tempi di Trump” (Ed. Chiare Lettere): ripercorrendo il fenomeno #MeToo negli Stati Uniti, ne aggredisce con rigoroso metodo giornalistico i risvolti economici “strutturali”.

Il modo migliore per parlare di questo libro su quanto accaduto negli Stati Uniti prima ed attorno al movimento di riscatto #MeToo, non poteva che essere alla XIV edizione del Festival delle Eccellenze al Femminile 2018, inaugurato il 17 novembre 2018 a Palazzo Ducale a Genova.

Il tema del riscatto femminile sul lavoro è talmente sentito che la presentazione, moderata dalla acuta Silvana Zanovello, si trasforma, nella fase dedicata alle domande all’autrice, in un vero e proprio confronto sentito tra donne vere. Si viene catapultati in una narrazione spontanea piacevole di dubbi, esperienze, ricordi di ingiusti trattamenti visti o subiti.

Fa da filo rosso il desiderio sofferto di attuare la parità nel trattamento lavorativo, di ottenere pari opportunità di carriera, di combattere la turpe sopraffazione della molestia.

Segno che quando le eccellenze si incontrano, il feeling tra “le ragazze” scatta nell’immediato e non resta alcuna ombra della “iper” nota competizione tra donne.

Alle origini di un movimento nato esile e cresciuto mano a mano

Il movimento #MeToo serve alle donne che trattano di eccellenze femminili e beni culturali poiché fornisce strumenti di analisi della propria condizione professionale.

Il potenziale femminile in ambito artistico e di allestimento di eventi culturali è espresso al massimo, ma non può scendere a patti con il ricatto e la sopraffazione al lavoro.

Il movimento #MeToo è stato affrontato dal giornalismo italiano come si tratta un fenomeno di costume. La Ferrario propone una riflessione sul

Trump candidato alla Presidenza degli Stati Uniti si espone ad un aspro e “macho” confronto contro la Clinton. Sebbene il 53% delle donne bianche abbia votato per Trump, durante la campagna elettorale molte si sono organizzate per la divisa della dignità e dei diritti delle donne.

Nasce così la manifestazione contro Trump il giorno dell’insediamento alla Casa Bianca, che vede superate le differenze di valori ed idee che pure tra donne statunitensi esiste, in un’unione di comunità differenti tra loro.

L’America è una società multi colore dove i problemi delle donne afro-americane, ispaniche e bianche sono definiti nell’ambito di differenti opportunità.

Rischiavano di spaccarsi, però sono riuscite a superare le loro differenze, ed insieme, unendosi, hanno vinto.

La marcia è stata raccontata da tutti i giornali del mondo: 1 milione di donne a Washington, e 7 milioni in tutta America, hanno detto nella marcia ciò che pensavano della politica e delle espressioni di Donald Trump.

Da quel momento, nei recenti due anni, le donne non si sono più fermate. Dopo le elezioni di Medio Termine, tante donne sono entrate al Congresso ed hanno occupato posti importanti nei Paramenti dei propri stati in un processo che resterà nella storia degli Stati Uniti.

Molte donne hanno detto “Adesso vogliamo alzare la nostra voce”. E tante altre hanno voluto finanziare la campagna elettorale di queste donne.

La sconfitta della Clinton ha fatto emergere una grande voglia di rivincita. Le donne hanno compreso che se volevano un’azione dovevano compierla in prima persona.

L’Islanda ha imposto la parità salariale prevedendo sanzioni a chi non la rispetta, superando una difficoltà di negoziazione delle donne. In America sono stati organizzati corsi di negoziazione per le donne.

L’obbligo di parità salariale costringe anche alla parità nella suddivisione delle responsabilità famigliari, così come il lavoro da casa con le nuove tecnologie, può venire incontro alle necessità di elasticità e flessibilità di cui il lavoratore necessita. Questi temi riguardano le donne come anche gli uomini, che potrebbero desiderare stare di più in famiglia o con sé stessi.

Parità femminile e crescita economica

La linea di economisti come Federal Reserve, Banca Mondiale, Fondo Monetario, sostiene che se si investe sulla parità il PIL dei Paesi cresce e conviene, in quando questo aumenta il reddito delle famiglie.

La giornalista Tiziana Ferrario esorta ad azioni pratiche. Per avere crescita occorre tirare fuori le donne dalle case. Occorre creare i servizi sociali e fare crescere la percentuale di donne che lavorano (49% in Italia di occupazione, con punte minime al 29% in Sicilia).

Avere le donne deve essere un’opportunità a lavoro, non può essere un peso.

La maternità non può essere gestita con una legge degli anni ’70: occorre rivedere tempi e modi di lavorare per non perdere credibilità al lavoro. Occorrono forme più elastiche di tutela efficace della maternità. Occorre rivedere la giornata lavorativa, il sistema dei concorsi pubblici in maternità, il sistema delle tutele per chi ha una partita IVA, le detrazioni fiscali sugli asili nido.

Spesso le donne non tornano a lavorare dopo la maternità perché non conviene loro. Alla donna deve convenire tornare a lavorare. Così come anche all’azienda deve convenire.

Il tema dell’organizzazione più sistematica della ripartenza per la professionista che intende rilanciarsi dopo un periodo di impegni famigliari o accudimenti importanti, è centrale in termini di espressione del talento e del potenziale.

Avere una moglie che lavora soddisfatta e contenta con opportunità di carriera e toglie tutte le responsabilità del mantenimento all’uomo, fa crescere il PIL.

Se arrivassimo finalmente ad investire di più sulla parità, nei prossimi 10 anni, aumentando del 60% il tasso di partecipazione femminile al lavoro, avremmo il 7% in più di crescita economica, secondo un recente studio della Banca D’Italia, ci racconta la scrittrice. Ci parla di Janet C. Yallen che da Governatore della Federal Reserve nel 2017 espone alla Brown University le ragioni ed i dati a testimonianza della crescita economica correlata all’ingresso della donna nel mondo del lavoro.

I numeri sull’occupazione femminile delle donne in Italia fanno veramente spavento: 17,5 milioni di donne inattive e 2,8 milioni di donne disoccupate.

Conviene alla Nazione il parlare di parità: la discriminazione in termini di percorsi di carriera e di differenza contributiva, l’assenza pressoché totale di azioni di supporto alla conciliazione tra la vita del lavoratore e la vita privata, portano l’Italia a livelli occupazionali bassissimi.

Educazione e competenze per la propria carriera

Per la Ferrario imparare a negoziare, a difendere le proprie idee, ad essere preparato sulle proprie idee, è la ricetta fondante che può migliorare la condizione della donna nel proprio percorso di vita.

Lo sforzo deve provenire anche dalla famiglia: l’educazione che il padre fornisce alla o alle figlie è centrale per fornire sicurezza, senso di parità ed autostima alle donne della famiglia.

Il percorso culturale e di costume familiare deve essere modificato per dare alle Italiane gli strumenti per entrare in condizione di parità nel mondo del lavoro con un ruolo definito.

Accoglienza, molestia, minaccia a lavoro

Ho domandato se la donna sia realmente “accolta” negli Stati Uniti ed in Italia. A livello emotivo è registrata una certa “accoglienza”? Ebbene, le donne che si stanno molto agitando negli Stati Uniti lo fanno a causa delle molestie: ci sono una serie di grossi scandali che precedono il caso Harvey Weinstein. Il movimento #MeToo è nato dopo una serie di agitazioni ed inchieste condotte dalla stampa, che ha supportato le donne. Grosse testate giornalistiche come New Yorker ed il New York Times hanno indagato in numerosi ambiti dando supporto alle proteste femminile (non solo il cinema ma anche la ristorazione, l’agricoltura, la sanità). Per la Silicon Valley ad esempio è stata pubblicata un’inchiesta circostanziata, con prove in merito a molestie che ha condotto a licenziamenti.

L’accoglienza della donna allora cos’è?

Se vi sono molestatori il posto di lavoro è poco sicuro. Se a molestare è un superiore, la donna viene spostata di settore e la carriera deve ricominciare.

Forse la stampa anziché concentrarsi su aspetti più di curiosità e colore, in Italia, dovrebbe approfondire il tema della molestia come limite e sopraffazione a scapito di diritti umani acquisiti; così come gli uomini dovrebbero schierarsi di più. I temi dei diritti delle donne dovrebbero guadagnare la prima pagina dei giornali, come avvenuto negli States.

È limitativo e triste protestare contro chi denuncia in ritardo. Ed è difficile osservare in Italia figure politiche che si schierano a favore nelle donne.

Se la molestia viene eliminata, la scorciatoia è eliminata per tutti. È quel gioco di potere che va eliminato.

Coloro che sanno e non fanno nulla, diventano corresponsabili. Se ad una persona è tolto un diritto, e guardo dall’altra parte, poi capiterà anche a me. Le donne spesso sono il soggetto debole e gli uomini dovrebbero imparare a denunciare, anche per le proprie mogli e le proprie figlie.

Conclusione

Se il World Economic Forum porta all’84° posto l’Italia in relazione all’indice di parità uomo-donna (Gender gap index 2017), se c’è poca crescita economica, occorre agire concretamente per colmare un divario assodato ed in allargamento.

Viene rivelato da questa organizzazione che il 61,5% delle donne occupate è sotto-pagata, e questo fatto non conviene al Paese ed alle famiglie. Il dato, sommato alle statistiche sulla non occupazione, mostra come non si stiano prendendo misure per fare uscire le donne sulle case e portarle a lavorare e ad essere produttive.

 

– Daniela Ceremigna

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