Vita ed lavoro nella stessa faccia della medaglia: l’umanità per Mrs. Huffington

Tutti conosciamo il portale The Huffington Post. Non ne conosciamo forse i retroscena legati all’umanità con cui si cerca di trattare le risorse umane.

La signora Arianna Huffington, che ne è la fondatrice (2005!) è  una splendida madre di famiglia di origine greca, naturalizzata statunitense, giornalista e scrittrice interessatissima ai temi politici. È inoltre autrice di ben 15 libri, tra cui, recentemente, Thrive e The Sleep Revolution. Nell’agosto 2016, ha lanciato Thrive Global, di cui è fondatrice e CEO, creando in tal modo una piattaforma aziendale per il benessere e la produttività dei consumatori.

L’intendimento è cambiare il modo in cui lavoriamo e vivere mettendo fine all’illusione collettiva secondo cui il burnout (l’esaurimento!) sia l’indispensabile prezzo da pagare per il successo.

Al “2018 Great Place to Work Summit” la signora Huffington pronuncia le frasi rivoluzionarie di un discorso che porta fuori moda il bilancio vita privata-lavoro e punta alla connessione e coerenza interna dell’essere umano.

Vediamo in che termini si esprime e come il messaggio sia realmente di portata rivoluzionaria.

La rivoluzione umana, a lavoro

Il modo in cui lavoriamo non funziona – The way we’re working isn’t working!

I nostri posti di lavoro e le quindi le nostre vite, sono alimentate da stress e burnout e questo non è efficace. Per poter prosperare a lavoro ed a casa, dobbiamo riportare nel posto di lavoro l’Umanità.

Osserva prima di tutto che a lavoro mettiamo noi stessi per intero.

Quando siamo in servizio non lasciamo a casa la nostra umanità. Non abbiamo un “silo lavoro” ed un “silo casa”, una vita di lavoro ed una vita a casa – noi abbiamo una vita “unitaria”, ed è tutta connessa.

La constatazione sembra ovvia, eppure l’intera premessa su cui si basa gran parte della nostra cultura sul posto di lavoro – l’idea dell’equilibrio – dice il contrario. Per rendere veramente umani i nostri luoghi di lavoro, dobbiamo andare oltre questa nozione obsoleta di equilibrio.

Lavoro e vita, benessere e produttività non sono opposti, quindi non hanno bisogno di essere equilibrati.

Stanno dalla stessa parte, migliorano come in un tandem.

Aumentane una e aumenti l’altra – questo è ciò che la scienza mostra chiaramente.

Eppure, in tutto il mondo, i luoghi di lavoro continuano a essere strutturati attorno all’illusione collettiva secondo cui il burnout è semplicemente il prezzo che dobbiamo pagare per il successo.

È per questo che il filosofo belga Pascal Chabot ha definito il burnout “la malattia della civiltà”.

I numeri sono sconcertanti

Negli Stati Uniti, il 70% dei dipendenti dichiara di essere esaurito e tra i dirigenti senior il numero è del 96%.

In tutto il mondo, l’85% dei dipendenti afferma di non essere coinvolto dal lavoro.

Che umanità che stiamo creando! Chiediamoci se si può cambiare rotta, anche solo per ragioni di salute.

È ovviamente tutto molto costoso: solo negli Stati Uniti, lo stress costa all’economia 300 miliardi di dollari, dice la Huffington.

Circa tre quarti di tutte le spese sanitarie negli Stati Uniti riguardano il trattamento di condizioni croniche legate allo stress che possono essere gestite e prevenute.

Come possiamo rendere i nostri luoghi di lavoro più umani?

In primo luogo, dobbiamo prendere il controllo del nostro rapporto con la tecnologia.

Certamente, la tecnologia ci consente di fare cose straordinarie ed è stato responsabile di enormi aumenti di produttività per le imprese. Eppure, aumenta il ritmo delle nostre vite, ci fa sentire incalzati dalle cose da fare. In più orienta la nostra attenzione, rendendoci deconcentrati.

Pensate che già negli Stati Uniti oltre il 70% delle persone dormono vicino ai loro telefoni o con i loro telefoni nascosti nel letto con loro.

Darsi il tempo di defaticare

L’essere perennemente connessi porta al rischio di non ricaricare mai le pile, di non defaticare.

Senza ricaricare le pile, sia la persona che la Company ne risentono: dopotutto, in prima battuta, una società non è che un assieme di individui.

Ridare spazio alla cultura aziendale

La forza collettiva è la cultura aziendale.

La cultura aziendale agisce come sistema immunitario aziendale.

In una cultura che si è esaurita, la resilienza viene compromessa, proprio come la capacità di recupero del corpo umano, e diventiamo meno capaci di affrontare le sfide.

In un ambiente di lavoro incentrato sull’uomo, la cultura aziendale per questa nuova umanità, è abbastanza sana e resiliente da affrontare queste sfide prima che diventino una crisi. E ciò avrà un impatto diretto su tutta la base dei lavoratori, secondo la Huffington.

Dare importanza al colloquio di ingresso con il neoassunto

Ci sono, naturalmente, molti modi per rendere il posto di lavoro più umano, ma uno strumento è l’intervista di entrata. Sappiamo tutti delle interviste di uscita, ma l’intervista di ingresso può essere altrettanto importante.

La Huffington spiega proprio che si tratta di chiedere ai dipendenti:

–   “Qual è la cosa più importante della tua vita al di fuori del lavoro che ti aiuta a prosperare?”

Si tratta di una informazione fondamentale per ogni squadra.

Per esempio, la Huffungton parla di una dipendente donna che così intervistata ha confidato:

“Ciò che è veramente importante per me è portare mia figlia a scuola alle 7:30 ogni mattina, ma il mio manager organizza sempre le riunioni proprio alle 7:30”.

Quando abbiamo parlato con il suo manager, si è scoperto come nemmeno lui avesse idea della situazione. In un attimo le riunioni o le conference call sono state pianificate in un altro momento andando avanti.

Le interviste in ingresso sono misure preventive per ritenere i talenti, in tal senso.

Portare più umanità: un obiettivo per i “piani alti”

Se le risorse umane stanno dicendo una cosa, ma l’alta direzione continua a incentivare una cultura del burnout e ad essere sempre in iperazione, sappiamo quale messaggio la maggior parte dei dipendenti ascolterà.

Se i dipendenti vedono i loro leader attuare tale genere di comportamento, si creerà un effetto a catena, soprattutto laddove i dipendenti che seguono l’esempio vengono celebrati e promossi.

Portare più umanità sul posto di lavoro significa da subito iniziare con l’elemento umano al centro della relazione, per poi ridefinire il luogo di lavoro attorno ad esso.

Disaccordi e conflitti possono ancora essere tollerati o vanno pian piano affrontati in maniera preventiva?

Occorre sbrigarsi ad imparare a prevenire, dice la Huffington infine, perché il prezzo che stiamo pagando è troppo alto e le vittime sono troppe.

 

– Daniela Ceremigna

 

Tratto da “Bringing Work and Life onto the Same Side of the Coin” di Arianna Huffington, 11 June 2018, su Great Place to Work

Ehi, la tua opinione conta!

La tua email non sarà pubblicata.

var trackcmp_email = ''; var trackcmp = document.createElement("script"); trackcmp.async = true; trackcmp.type = 'text/javascript'; trackcmp.src = '//trackcmp.net/visit?actid=999843548&e='+encodeURIComponent(trackcmp_email)+'&r='+encodeURIComponent(document.referrer)+'&u='+encodeURIComponent(window.location.href); var trackcmp_s = document.getElementsByTagName("script"); if (trackcmp_s.length) { trackcmp_s[0].parentNode.appendChild(trackcmp); } else { var trackcmp_h = document.getElementsByTagName("head"); trackcmp_h.length && trackcmp_h[0].appendChild(trackcmp); } "/>
Informativa sulla Cookie Privacy di questo Sito

Questo sito o gli strumenti terzi che utilizza si avvalgono, oltre che di cookie tecnici necessari al corretto funzionamento, di cookie di tracciamento utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Per i dettagli consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo la pagina, cliccando sulla pagina o proseguendo la navigazione in altra maniera, dichiari di acconsentire all’uso dei cookie nei termini espressi.

Questo campo è obbligatorio
Immettere un indirizzo e-mail valido
Spuntare questa casella per proseguire
Selezionare un valore dall'elenco